ROMA – Il direttore sportivo Monchi ed Eusebio Di Francesco, in estate, durante i problemi fisici che non permettevano a Stephan El Shaarawy di allenarsi con i compagni, hanno preso da parte il giocatore e gli hanno detto: “Tu non vai da nessuna parte, resti qui. Devi essere ambizioso”. Con l’arrivo di Defrel, la conferma di Perotti e la ricerca di Mahrez e poi Schick, pensava che per lui non ci fosse spazio. Nell’anno del Mondiale, non voleva rischiare di rimanere in panchina troppo spesso. Molte offerte sono arrivate ai giallorossi e El Shaarawy stava prendendo in considerazione l’idea di lasciare la Roma, ma per Monchi e Di Francesco però il dubbio non c’è mai stato e, anzi, quello che ieri il tecnico ha detto pubblicamente: “Per il mio gioco è l’esterno ideale”.

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Da quel momento tutto è cambiato: El Shaarawy si è rimesso a posto fisicamente, ha iniziato in sordina con una quarantina di minuti complessivi nelle prime due partite, poi nell’ultima settimana, contro Verona, Benevento e Udinese, ha giocato due volte per 90’ e una per 45’. Ha realizzato, con i due gol di ieri, la prima doppietta stagionale ed erano cinque anni, dal 2012-2013, che a fine settembre non era a quota 2 in classifica marcatori. Con la Roma è arrivato a quota 22 gol, con la media di quasi un gol ogni 180 minuti. Non poco, per uno che non è un titolare fisso. Probabilmente giocherà dall’inizio anche mercoledì in Champions contro il Qarabag perché Perotti, dopo la ferita da 10 punti di sutura riportata contro l’Udinese, è in forte dubbio. La Roma partirà con un charter per Baku martedì mattina: la partita sembrerebbe priva di insidie ma la lunga trasferta potrebbe pesare sul rendimento dei giallorossi. Domenica, poi, big match a San Siro contro l’ex Montella prima della sosta, per capire quali possano essere i reali obiettivi delle due squadre dopo le prime 7 giornate di campionato.

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